Design Thinking: un approccio efficace per risolvere problemi

Fino a qualche tempo fa, non sapevo nemmeno cosa fosse. Poi ho letto un articolo del blog “Il Mestiere di Scrivere” di Luisa Carrada: folgorante, come al solito.

Il Design Thinking è un metodo efficace per risolvere problemi e sviluppare soluzioni.
Consiste in un processo che stimola il “pensiero progettuale”, cioè unisce il genio straripante della creatività alla forza marmorea della razionalità. Della serie, metti in moto il cervello e fallo rombare!

Scopriamo insieme come funziona e perché, se provi ad applicarlo una volta, diventerà la tua religione.

Tabella dei Contenuti

Quando puoi usare il Design Thinking

Il Design Thinking (DT) può essere applicato in diversi ambiti, dall’ideazione di un prodotto o di un servizio, all’elaborazione di modelli di business nelle start up, fino allo sviluppo di flussi di lavoro o strategie aziendali.

Ognuno di questi campi presenta delle problematiche e delle sfide da risolvere.

Immagina la scena (magari l’hai anche vissuta): meeting aziendale, tutti seduti intorno al tavolo e il big boss la spara lì: “Ragazzi, il fatturato è sceso, come lo tiriamo su?”. E tutti brillantissimi a lanciare proposte: “Potremmo fare così, potremo fare cosà, bla bla bla”.

Approccio sbagliato.

Non puoi trovare una soluzione al problema, se prima non capisci le cause del problema stesso.

Quello che il Design Thinking spinge a fare è interrogarsi sul Perché prima di passare al Come.

Problema ➡︎ Soluzione

È questo il segreto della sua efficacia.

Hai già in mente una Design Thinking Challenge sul quale potresti lavorare?

I principi del Design Thinking

Il DT è un modo per sviluppare nuove idee in risposta a un problema. Si basa su tre principi fondamentali:

  1. Focus sulla persone (il cliente o lo stakeholder), sulle loro esigenze e desideri
  2. Ricerca di soluzioni tecnologicamente attuabili
  3. Ricerca di soluzioni economicamente sostenibili

Segue queste tre linee guida operando con altrettanti parametri:

  1. Lavoro di squadra: il confronto reciproco aiuta a sviluppare più idee e a filtrarle attraverso diversi punti di vista. Non servono grandi gruppi, bastano 3-7 persone. In ogni caso, nessuno vieta ad un singolo individuo di seguire in solitaria le varie fasi del processo. Anzi!
  2. Sperimentazione per tentativi: imparare dagli errori (trial & error) è sempre un ottimo metodo.
  3. Time boxing: avere un lasso di tempo limitato per completare un determinato compito stimola la produttività. È provato da diversi studi, quindi punta il timer e lascia crescere la competizione al ritmo del ticchettio delle lancette.

Il modello Double Diamond

Il modello che meglio descrive il processo di Design Thinking è detto “Double Diamond“.

Il primo “diamante” consiste nell’identificazione e comprensione del problema, il secondo nella ricerca della soluzione.

Ad una fase divergente, dove si raccolgono informazioni e idee, segue una fase convergente, dove vengono filtrati gli elementi principali e selezionate le idee migliori.

Ora che hai capito cos’è e quali sono i principi cardine del DT, vediamo come funziona.

Le 5 fasi del Design Thinking

Il pensiero progettuale stimolato dal Double Diamond è un mix di creatività e razionalità.

Si sviluppa in 5 fasi che, una dopo l’altra, avvicineranno te e il tuo team alla soluzione perfetta.

Prima di cominciare, però, devi definire la tua Design Thinking Challenge. Scrivi l’obiettivo da raggiungere e cerca di essere il più preciso possibile.

Ad esempio: Come posso migliorare il processo d’acquisto su uno store online di scarpe? Come posso creare una nuova sedia ergonomica per ufficio? Come posso raddoppiare i profitti dell’azienda entro i prossimi tre anni?

Ora si parte!

1. Comprensione (empathize)

È la fase della ricerca, dell’osservazione, dell’approfondimento, delle interviste. Per capire l’origine del problema serve studiarlo, sia online che sul campo.

Osservate e ascoltate il vostro/i vostri stakeholder di riferimento, immedesimatevi in chi utilizzerà il prodotto, il servizio o il processo che state cercando di ideare, valutate tutte le possibili esigenze e aspettative legate al problema da risolvere.

Ecco alcuni metodi che potresti utilizzare:

  • Mappatura degli stakeholder
  • Ricerche di mercato e sondaggi
  • Interviste alle parti interessate
  • Cliente/stakeholder journey map

2. Definizione (define)

È la fase di definizione del lavoro da svolgere per i vostri stakeholder.
Definite il target di riferimento e analizzate quello che avete scoperto nella fase di comprensione. Personificate il vostro target.

  • Quali sono i suoi sentimenti, le sue paure, i suoi desideri, le sue motivazioni e i suoi bisogni?
  • Cosa dice, cosa pensa, come si comporta?
  • Quale problema risolve il prodotto/servizio?
  • Come sta risolvendo quel problema al momento?

3. Ideazione (ideate)

È la fase di creazione e selezione delle soluzioni.
È il momento del brainstorming: fuori le idee, non scartate nulla, annotate anche le idee più strampalate.

Poi selezionate quelle migliori, quelle che sono realmente realizzabili (fisicamente ed economicamente), che presentano vantaggi effettivi e che hanno meno punti deboli. Ne resterà solo una.

Alcuni consigli per stimolare le idee:

  • Puntate alla quantità, più idee mettete sul piatto meglio è
  • Annotate le idee su post-it o foglietti, oppure create una lavagna digitale (io, ad esempio uso www.mural.co)
  • Ordine: una idea, un post-it
  • Non giudicate le idee altrui, ogni punto di vista ha valore
  • Lavorate per associazioni mentali, da ciascun concetto ne nascono altri
  • Siate visivi, aiutatevi con disegni o simboli

Alcuni tecniche che ti aiutano nella selezione delle idee migliori:

  • Raggruppamento:
    dividi i post-it (le idee) in gruppi e dai un titolo a ciascun insieme
  • Votazione democratica:
    duali sono le 3/5 idee che convincono di più la maggioranza?
  • Matrice Now-Wow-How:
    disegna un grafico come quello dell’immagine qui sotto. L’asse orizzontale (x) indica la qualità dell’idea, vale a dire come e quanto l’idea risponde alle esigenze e desideri delle persone; l’asse verticale (y) riguarda l’implementazione, cioè la fattibilità dell’idea: è facile o difficile realizzarla?
    Poi posiziona i post-it nel quadrante appropriato; le idee migliori sono quelle che finiscono in basso a destra, perché risolvono il problema egregiamente e sono facili da realizzare (Wow!)
  • Filtro delle idee:
    immagina un imbuto e fissa dei criteri che devono essere assolutamente rispettati, ad esempio il budget, la fattibilità entro tempistiche precise, ecc. Solo le migliori idee arriveranno in fondo all’imbuto.

4. Creazione di un prototipo (prototype)

È la fase della rappresentazione visiva della soluzione.
Visualizzate e sviluppate un campione della soluzione, una versione semplificata del prodotto o servizio che possa essere testata, un’anteprima del processo.
Potete disegnare il concetto vincente oppure costruire un piccolo prototipo.
Fate una dimostrazione di ciò che avete sviluppato all’interno del gruppo di lavoro per capire se funziona e come potrebbe essere migliorato.

5. Prova (test)

È ora di testare la soluzione sul campo: presentatela allo stakeholder e raccogliete i feedback.

  • Funziona? Quali sono gli aspetti più positivi?
  • Qualcosa non va? Come si può migliorare?
  • Sono emerse nuove idee durante i test?

 

La mia prima volta

La prima volta che mi sono cimentata nell’approccio ad un problema con il metodo del Design Thinking è stato per un progetto di scrittura. La mia sfida era ideare il payoff perfetto per un’azienda.

Il risultato è stato sorprendente: seguire le fasi del processo ha letteralmente fatto venire a galla una miriade di idee e associazioni. Tutte cose che, probabilmente, sarebbero rimaste affogate nell’oscurità, se non avessi usato alcuni dei tool e metodi suggeriti dal DT.

Da quell’articolo dal titolo “Design Thinking & scrittura”, letto quasi per caso, è nata una curiosità. Dalla curiosità è cresciuto l’interesse. L’interesse è diventato studio e applicazione. Sono solo all’inizio del mio approfondimento personale sul Design Thinking e senza dubbio intendo continuare…So far so good!

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