Confessioni di una freelancer: 4 suggerimenti per combattere la sindrome dell’impostore

Questo articolo non era previsto dal mio piano editoriale. L’idea si è insinuata quatta quatta nella mia mente ed eccolo qui. L’ho scritto di getto, senza farmi troppe domande, trascinata dall’ispirazione.
Fonte di cotanta energia creativa?  Un webinar tenuto da
Asana lo scorso mercoledì (24 marzo 2021), dal titolo “The Anatomy of Work: Imposter Syndrome”. La sindrome dell’impostore. Ahia!

Tabella dei Contenuti

Sindrome dell’impostore: ne soffri anche tu?

Quando ho ricevuto via mail l’invito al webinar “The Anatomy of Work: Imposter Syndrome”, presentato dal General Manager di Asana, Simon O’Kane, sono rimasta perplessa per un secondo. So cos’è, ne avevo già sentito parlare e in tutta onestà avevo il forte sospetto che potesse riguardarmi personalmente. Almeno un pochino (non che io passi le giornate a strapparmi i capelli, sia chiaro). Avevo l’opportunità di scoprire qualcosa di più, perché non approfittarne?

La sindrome dell’impostore è una condizione psicologica, uno stato d’animo per cui una persona, per quanto talentuosa e competente, non riconosce i propri meriti. Si traduce in ansia, paura del fallimento e insicurezza sul proprio valore.

Letta così sembra una cosa veramente deprimente, non è vero? Beh, se ti senti chiamato in causa non ti affliggere: sei in buona compagnia. 

Asana ha analizzato le attitudini e il comportamento di oltre 13.000 “knowledge workers” residenti in Australia, nuova Zelanda, Francia, Germania, Giappone, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti (trovi il report nel link a fondo pagina). 

Dallo studio è emerso che nel 2020 il 75% dei lavoratori ha sperimentato la sindrome dell’impostore. 

Una cifra impressionante direi. Ma perché così tante persone sono afflitte da questo sentimento di insicurezza? E come si può cancellare? 

I 59 minuti di webinar sono stati in grado di offrirmi una serie di spunti e riflessioni dal valore inestimabile. Non ho certo lasciato la call Zoom con delle soluzioni definitive, ma sono qui a scrivere questo articolo, che è già una prova che qualcosina ho imparato. Cosa? Continua a leggere e te lo racconto.

I sintomi della sindrome dell’impostore

Ci sono diversi modi per esprimere quello che passa per la testa di un lavoratore che soffre di sindrome dell’impostore.

Ti ci riconosci? Io a tratti. Non mi sento sempre così fortunatamente, ma a volte il dubbio si insinua.

Voglio condividere con te 4 suggerimenti che mi sono messa in tasca durante il webinar. Spero ti siano utili per arginare e tenere a bada le tue inquietudini.

1. Allena la tua sicurezza

Non so bene da dove spuntino quei brutti pensieri. Per il 99% del tempo mi sento super sicura di me stessa. Le mie migliori amiche mi descrivono come una tosta, e mi conoscono da quando avevo 4 anni. Peccato che ogni tanto quel dannato 1% si fa vivo, mannaggia a lui!

Gli speaker dell’evento hanno focalizzato l’attenzione su un punto in particolare: come riuscire a trasformare l’ansia in forza?

La sicurezza in noi stessi è come un muscolo: va allenato e rinforzato.

Il suggerimento di Elizabeth Day, scrittrice e giornalista britannica mi ha particolarmente incuriosita. Parafrasando volgarmente le sue parole, anche se ti senti una caccola, fingi di essere perfettamente a tuo agio e sicuro di te. Recita la parte. Questo sforzo teatrale aiuta ad allenare la sicurezza in noi stessi. 

Mi ha portato alla memoria un passaggio della splendida biografia di Elizabeth Gilbert ‘Eat, pray, love’, quando a Bali, un guru le indica la via per trovare la pace interiore: “Simply sit still and smile”. Il mero atto di sorridere sarebbe in grado di insinuare in noi un senso di felicità. Wow!

2. Sfida le tue ansie

Di grande ispirazione anche l’esperienza vissuta da Matthew Syed, scrittore e giornalista inglese. Dopo la pubblicazione di un suo libro, era stato invitato a tenere un talk presso una banca d’investimento americana. Nutriva forti dubbi sulle sue capacità di offrire qualcosa di significativo ad una platea di così alto livello. A dirla tutta, il suo intervento non andò così bene e la sua prima reazione fu: “Ok, se dovessero chiedermi nuovamente di fare una cosa del genere, rifiuto”. Non solo si sentiva un impostore, era giunto alla conclusione di essere un impostore. Poi però, si rese conto che poteva scegliere. L’ansia e la paura sono sentimenti naturali, ma siamo noi a decidere cosa farne. 

Abbiamo sempre due opzioni disponibili: possiamo lasciarci sopraffare o possiamo decidere di sfidare la nostra insicurezza.

Per la cronaca, Matthew Syed fronteggiò la sua ansia iscrivendosi ad un corso di public speaking.

Sindrome dell'impostore

3. Il vero fallimento è decidere di non tentare nemmeno

Anche a te, di fronte ad un annuncio di lavoro, a volte capita di sentire una vocina nella testa che dice: “Ma va, cosa ti candidi a fare, tanto non hai mica tutte quelle competenze”.

Quella logorante tendenza al perfezionismo, che ogni tanto prende il sopravvento, mi fa credere che il meglio che io possa fare o dare non sia comunque sufficiente. Io non sono abbastanza. Come la vogliamo chiamare? Paura dei fallire?

Ecco la perla di saggezza di Elizabeth Day, che a mio parere vale cielo e stelle:

If you don’t fail, you fail by default

Il vero fallimento è tirarsi indietro in partenza, non tentare nemmeno

Fallire è umano, è una cosa che capita a tutti prima o poi. Ma si può fallire in modo costruttivo, cioè imparando qualcosa. Non significa lanciarsi alla cieca in un’impresa impossibile. Si può cominciare con dei piccoli passi, sperimentando un po’ di coraggio in qualcosa che, nella peggiore delle ipotesi, non ci procurerà comunque una perdita irreparabile. 
Simuliamo, facciamo dei test, lavoriamo sulle nostre paure in modo propositivo, limitando i danni al minimo. Impareremo sicuramente qualcosa, senza farci troppo male.

Io mi occupo di contenuti web e nutro i social media dei miei clienti e dei clienti dei miei clienti. Eppure sono sempre stata restia a pubblicare qualcosa sui miei canali. Eccessiva timidezza o sindrome dell’impostore, chi lo sa! Oggi sto scrivendo questo articolo e lo posterò sui social. Male che vada, nessuno mi si fila e pace. If I don’t fail…

4. Mostra la tua vulnerabilità

A volte le nostre debolezze possono trasformarsi in un’arma potentissima. Siamo esseri umani, fatti di carne, ossa e sentimenti. Mostrare il fianco, dichiarare apertamente i nostri limiti, scoprire le carte ci aiuta ad allentare la tensione e a sentirci più forti.

Owen O’Kane, psicoterapeuta irlandese e terzo speaker del webinar, ha raccontato un episodio personale che calza a pennello.  

Era da solo sul palco, di fronte a 500 persone. Stava per tenere un talk sull’ansia. Era stranamente agitatissimo, più del solito. Non capiva perché, ma era quello che sentiva. Così ha cominciato il suo speech con queste parole: “Ok, inizierò dandovi la definizione di ansia e per farlo vi descriverò esattamente quello che sto provando in questo momento”. Per sua stessa ammissione, una delle introduzioni più potenti della sua carriera.

Secondo O’kane, possiamo sentirci forti e sicuri di noi stessi, ma possiamo anche concederci attimi di vulnerabilità

Capita a tutti di sentirsi impostori in alcuni momenti, non c’è nulla di anormale, è semplicemente un lato dell’essere umano.

Devo dire che su questo punto sono a cavallo. Anzi, sento proprio la necessità di presentarmi in maniera sincera e trasparente, non riesco a fare altrimenti. Preferisco rivelare candidamente: “Questo non lo so fare, ma ti prometto che mi impegnerò ad imparare velocemente”. Mi fa sentire più forte. Il mio interlocutore è informato, sa come stanno le cose, zero fraintendimenti. 

Sono grata di aver dedicato un’ora del mio tempo ad ascoltare i consigli di questi esperti e prometto a me stessa che farò del mio meglio per metterli in pratica.

Che poi, secondo me, alla fine, ci vuole solo un po’ di sana faccia tosta!

[Report completo della ricerca Ansana “The Anatomy of Work: Imposter Syndrome”
www.asana.com/resources/anatomy-of-work]

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